
Lenin – Moscow,
originally uploaded by mondrianlykin.
Привет! Как дела? Bene, grazie, e voi? Tornati da vacanze all’insegna di cirillico e borsch, è ora di rimettersi a lavoro. Sul banco una community sportiva (partendo da qui), imprenditorialità latenti e qualche mash-up in mente da tempo.
Ma parliamo delle cose serie: un mese in Russia cambia la concezione di tante cose. Ad esempio, il tempo. Quando passi 42 ore quasi consecutive su un treno da [[Murmansk]] a [[Riga]], con 2 ore di pausa a [[San Pietroburgo]] (giusto il tempo per trasferirsi in una stazione dall’altra parte della città , prendere 1 multa in metropolitana, corrompere il controllore e mangiare da McDonald’s), il tempo comincia a sembrarti una componente molto meno fondamentale della tua vita. Lo attraversi come un coltello caldo che taglia un panetto di burro. Time happens, e tu ci giri intorno quasi senza considerarlo. Così, anche aspettare un’ora dopo aver ordinato un piatto ad un ristorante smette quasi di dar fastidio.
Lavoro. In Russia (ma anche in Ucraina) ci sono lavori come: l’addetto a sorvegliare le scale mobili, la babushka che ti spiega come far funzionare la macchina per le fototessere digitale e automaticissima, spazzini che spostano l’acqua dalle scale quando piove, e tante altre persone per tante altre operazioni che da noi sono state da tempo automatizzate o eliminate grazie a soluzioni tecnologiche.
Efficienza. In un fast-food mediamente ci sono il doppio delle persone necessarie. Per piantare 10 piantine in un’aiuola, troverete almeno 6 giardinieri. Per fare un muretto, 4 o 5 operai sono la norma. Senza che questo si traduca in una riduzione dei tempi o aumento di qualità del risultato.
Mezzi pubblici. I mezzi pubblici sono gestiti essenzialmente da privati. Sulle stesse linee degli autobus pubblici (rari, rotti, lenti e scomodi), migliaia di minibus (marshrutka) svolazzano per le città russe agili, economiche e 24 ore. In compenso, i viaggi in metropolitana di Mosca, date le distanze, sono eterni: 3 minuti in media per fermata, a cui aggiungere i tempi di trasferimenti vari tra le linee, da effettuarsi a piedi in un mare di persone bravissime a mettersi in mezzo quando hai fretta.
Cibo. I russi mangiano sempre, ad ogni ora, quando hanno fame. Baracchini e chioschi che preparano shashlik, pirozhki, hot-dog, hamburger e chi più ne ha più ne metta, sono sparsi a migliaia per la città: ogni stazione metropolitana, sottopassaggio, incrocio ne ospita il numero possibile per lo spazio presente. Quando il proprietario del nostro appartamento ci ha detto, con estrema gentilezza, che potevamo mangiare qualsiasi cosa ci fosse nel frigo, abbiamo per prima cosa gettato tutto ciò che puzzava (pesci affumicati ed essiccati, salami improbabili, verdure mefitiche e cose scadute), eliminando così metà del contenuto del frigorifero (che abbiamo poi riempito di birre ceche, ottime e abbondanti in quel di Mosca).
Provincia. Tutto ciò che non è Mosca è un’altra nazione (San Pietroburgo compresa). Le città si fanno rare e popolate molto densamente (gli onnipresenti e famosi soviet block, di cui esistono varie qualità , dai kruscevki, 3-6 piani, alle vere e proprie monstruosity). I block di Mosca, però, rimangono ad oggi i più belli. <3
Ossessioni. Una delle ossessioni più pazzesche dei russi è quella del “vecchio”. Tutto deve essere vecchio: i menu dei ristoranti (vecchio di 300 anni!), alla città di Mosca (860 anni!), alla locomotiva “Stella Rossa” (75 anni!). Provate a dire a qualche russo che Kiev è più vecchia di Mosca: occhi fuori dalle orbite e sguardo incredulo da “Non è possibile, non dire cretinate!”.
Aria condizionata. L’aria condizionata c’è, ma non si usa. Perché in Russia, ovviamente, fa freddo. Per legge. Se a Mosca ci sono 32° C, quindi, non si accende l’aria condizionata, neanche nel centro commerciale GUM (il più fighetto di Mosca, la loro Montenapoleone). Se poi devi farti un’ora e mezza di bus privo di finestrini con 34° C all’esterno, non solo non accendi l’aria condizionata, ma non apri neanche i due unici fori che potrebbero fornire aria, sul tetto. E nessuno dei passeggeri si lamenta, come se fossero tutti convinti che chi di dovere ha già pensato alla migliore soluzione possibile, senza che loro possano farci niente.
Pronuncia. In Russia, se le parole non le pronunci con un accento perfetto, non ti capisce nessuno. Non lo fanno per cattiveria, proprio non capiscono. Per cui se chiederai un “Burn” pronunciato all’inglese, ti guarderanno stupefatti per 1-2 secondi, per poi ignorarti. Il “Burn” in russia diventa “Biurn” (Бюрн). Il tutto peggiora quando si tratta di parlare russo, la cui pronuncia è notoriamente famosa per essere semplice.
Freddo. Come già detto, in Russia non fa freddo per legge. A Mosca d’estate ci sono 30 gradi. In Siberia (sì, in Siberia) si arriva a 35 spesso. A Sochi si va addirittura al mare e si prende il sole. Quindi no, non mi serve il golf di lana se vado a Mosca a luglio. Grazie.
Soldi. Mosca non è la città più cara del mondo. Costa mediamente il 30% meno di Milano, se si sta un po’ attenti si può vivere davvero con poco. A Mosca, però, c’è una quantità di persone con una quantità di soldi che né a Milano, né a New York, né a Zurigo ho mai visto. Una delle prime sere siamo passati davanti ad un locale con qualche Ferrari, qualche Maserati, qualche Lamborghini e Porsche, diciamo un 25 milioni di euro di macchine?, con taxi-Lada parcheggiati appena di fianco.
Lenin. Vladimir Ilic Lenin, il padre della Rivoluzione, è stata presenza costante di questo viaggio. Ogni città russa ha almeno una statua di Vladimir Ilic, vero e proprio landmark e tappa d’obbligo (con relativa foto) delle peregrinazioni nell’ex-URSS. Le statue sono state erette grazie all’operazione di santificazione cominciata da Stalin, contro il desiderio di Vladimir, che anzi non voleva neanche un funerale, tanto che poi è finito imbalsamato sulla piazza Rossa. Sulla mia scrivania campeggia ora un busto in gesso di Lenin, di dichiarata epoca sovietica, donatomi dalla nonna di una mia amica, della cui famiglia sono stato ospite per un paio di giorni in quel di Ivanovo. Ci siamo lasciati (con la nonna) con la promessa che tornerò e mi racconterà dei tempi di Stalin, che lei ha attraversato dall’inizio alla fine. Tralascio la quantità di spille che mi sono state regalate un po’ da chiunque, perché è imbarazzante.
Trans-Siberiana. Le misure le ho prese. 2008?
Flickr è già pieno di foto, messe on-line a tempo di record con un editing rapido ed essenziale, da completare in seguito. Пока!