Live from SecondLife, Mondrian Lykin – Linden Labs ha recentemente annunciato l’introduzione di nuovi strumenti di controllo per i proprietari di isole private nel nostro metaverso preferito. In parole semplici, hanno devoluto alcuni degli strumenti di controllo direttamente ai proprietari, che potranno quindi gestire autonomamente le segnalazioni di abusi avvenuti sulla loro isola. Il doppio effetto è quello di: sgravare la moderazione centrale dalla gestione di dispute che spesso non vanno oltre la scaramuccia, e permettere una giustizia più giusta (o almeno più efficace agli occhi del proprietario pagante). Il problema di come regolare il comportamenti degli utenti di Second Life non è più quindi solo una semplice teorizzazione di un gruppo di affascinanti giuristi (ma non tutti capelloni come me), ma diventa una questione con la quale potremmo venire a scontrarci tutti prima o dopo. Le correnti si sprecano e sono le più diverse: dagli anarchisti convinti che sostengono che non ci debba essere nessun tipo di governo locale su Second Life, e che tutto possa essere risolto tra gli utenti con gli strumenti già presenti, e chi, avendo magari un’attività su Second Life, sostiene che sia necessario dare a tutti gli strumenti necessari a fermare ogni tipo di abuso. L’iniziativa più seria in questo senso è quella di un avvocato inglese, alter-ego svolazzante Ashcroft Burnham, che ha fondato il Local Governement Study Group (LGSG per gli amici) per studiare una proposta da discutere e inviare ai Linden. Il punto essenziale dell’idea di Ashcroft, arricchita dai contributi degli altri membri del gruppo, è creare un numero di modelli di governo ispirati ai modelli reali (democrazia, dittatura, monarchia, teocrazia, Disneyland, etc…) ai quali i diversi proprietari potranno decidere se aderire o meno. Esperimenti di questo tipo, su scala più piccola, sono già stati tentati, con un destino abbastanza gramo sia per le resistenze degli utenti sia per l’intervento di simpatici fanfaroni carismatici. Altri tipi di governi locali sono quelli delle isole tematiche, come ad esempio i giochi di ruolo medievali o le isole Gorean o Neko, che si basano però sull’adesione alle regole prestabilite da parte degli utenti che partecipano al gioco. La più tipica delle obiezioni, che è anche la più institiva e per molti versi condivisibile, è che SecondLife è nato e si è sviluppato con successo come un modo senza le regole e i codici che regolano la vita reale: anzi, per molti diventa una sorta di vero e proprio patologico rifugio. Cercando di guardare un po’ più in là nel tempo e nello spazio, non è però difficile immaginarsi le prime vere e proprie dispute giudiziarie per transazioni economiche avvenute su Second Life, e quindi la fine del divertimento per i suoi abitanti. Una serie di strumenti che permetta la risoluzione in-world di tutte le dispute, con regole chiare e definite preventivamente, potrebbe evitare l’ingresso di giuristi un po’ meno affascinanti, che finirebbero per rompere il nostro metagiocattolo con regole inadatte a regolarlo.
Per chi volesse approfondire la questione, abbiamo da poco aperto un wiki su WetPaint dove (in inglese) sono pubblicati i draft delle proposte e le riflessioni di Ashcroft e di altri. Contatti su SecondLife: Mondrian Lykin (me stesso medesimo) e Ashcroft Burnham (il fondatore del gruppo di studio).
– Foto di Manuel_72
Pingback: Justice List