«Grazie per tutto, Giorgio», «grazie a te, Yuval. E oh, chazak amenu». Sii forte. E ce n’è bisogno.
La conferenza di Amira Hass al festival di Internazionale, a Ferrara, è stata per me un’esperienza piuttosto traumatica, ma per lui molto di più. Sia Amira che Yuval sono israeliani, cioè ebrei nati in Israele. Amira lavora come giornalista per Ha’aretz, un importante quotidiano sinistroide di Israele, mentre Yuval è un giovane studente di medicina, a Ferrara da due anni, figlio di due israeliani strenui amanti dell’Italia.
Per entrare ad assistere allo spettacolo di Amira, mi presento con più di un’ora di anticipo e lotto con le unghie per riuscire ad ottenere un (inutile) apparecchio traduttore. Tutti gli appuntamenti sono ad accesso libero e talvolta incontrollato, così la gente si siede e si accalca ovunque ci sia posto. Non è raro sentire il commento: «sembra quando abbiamo okkupato la scuola e blabla…» La storica Raya Cohen, che accompagna Amira, inizia la sua introduzione dicendo che in Israele non sarebbe immaginabile vedere tante persone per Amira Hass. Non è molto ben voluta là. E quando le viene passato il microfono, il motivo di ciò si illumina chiaro nella mia mente.
«Questa mattina ho visto il mercato di Ferrara e ho pensato a ciò che Israele ha tolto ai palestinesi. La continuità con il passato.» E poi l’apartheid, i check point, i soldati che sparano ai civili, il muro. Israele continua a togliere lo spazio, cioè la terra, il tempo, cioè quello speso in coda ai check point, e la continuità con il passato, con la storia della Palestina, con le abitudini del suo popolo. E gli stati occidentali lo supportano, insomma, le solite cose. Nessuna menzione, naturalmente, ai gruppi terroristici e agli uomini che governano in Palestina (la parola Hamas si applica a entrambi), a Hezbollah e ai missili che piovono tutti i giorni su Sderot o ai cecchini che sparavano sulle macchine della Trans-Israel Highway prima della costruzione del muro. O chessò, del fatto che agli ebrei in palestina, e non solo in Palestina, sparano a vista. Ma questo non è apartheid. Dopotutto, non ci sono gay in Iran (cit.) e non ci sono ebrei in Palestina.
Ma è naturale, ognuno ha le proprie opinioni e mostra la sua faccia della verità. Ciò che non è normale è che ad una manifestazione culturale siano invitati solo gli intellettuali di una parte (e per di più solo quelli radicalissimi). Non lo trovo tanto ingiusto, perché in fondo Internazionale è una testata e non un centro studi (purtroppo sì, c’è differenza). Non ingiusto, ma piuttosto stupido. Perché se io studio una questione come quella palestinese, non mi interessa andare a sentire Fiamma Nirenstein, che naturalmente leggo con piacere e anzi ve la consiglio, perché già so di essere biased e che lei mi rassicurerà su cose che già conosco, ma piuttosto cerco di mettere alla prova il mio pensiero, sentendo l’opinione diversa. Sono le basi del dialogo, poi, non è così strano.
A quanto pare, però, non interessava granché al pubblico di Internazionale, che annuiva compatto e applaudiva con vigore (e livore) a frasi come “Se una donna viene stuprata da un uomo, io non vado dall’uomo a cercare di scoprire i motivi, il suo background, le circostanze. La violenza è avvenuta e io ascolto solo lei! (…) Sì, da un punto di vista sociologico o criminologico, forse dovresti sentire anche lui, ma…” (hah?) O sul cliché più ricorrente di questo tipo di discorsi: “I media sono un’arma e l’informazione è manipolata!” (Grandi applausi!) Poi uno si guarda in giro: Internazionale, una giornalista integralista di Ha’aretz, 600 persone che l’ascoltano e che rappresentano la lobby culturale italiana (eco lontano di Feste dell’Unità, Manifesto, Repubblica, Stampa, TG3, Santoro, università, professori del liceo, marce della pace, Claudio Petruccioli! ecc. ecc.) Viene da chiedersi da chi sia manipolata questa informazione. Poi pensi a tutti i documentari che hai visto, ai video, le trasmissioni tv, il 90% contenenti il messaggio “poveri palestinesi”, e ti chiedi se davvero non ci sia qualche errore di attribuzione.
Question time. I primi studentelli (accenti localizzabili tra Roma ed Enna, improbabili look anni ‘70, capigliature comprese, invariabili sciarpe sformate) sciorinano le loro allineate domande retoriche per farle ripetere il concetto “poveri palestinesi” in un altro paio di declinazioni. Poi si alza un ragazzo riccio in t-shirt arancione, prende il microfono e parla in italiano tremante. “Sono Yuval, sono israeliano.” Legge da un foglio scritto in ebraico disordinato. “Questa manifestazione si chiama Internazionale, credo dovrebbe parlare dei rapporti tra gli stati e tra i popoli, mostrare le diverse visioni di una situazione politica. Non trovo giusto che si parli di una parte sola e che non ci sia sul palco alcun contraddittorio.” Brusio. Amira resta con le braccia incrociate appoggiata allo schienale. “Internazionale vuol dire, insomma, inter-, rapporti tra diversi…” incespica Yuval e viene interrotto dalla giornalista, che con occhi socchiusi e voce sprezzante pronuncia chiaro nel microfono: «Internazionale is the name of the paper. It’s a paper.» Grandi risate e applausi. La mia vicina di posto si gira per incitare l’ala sinistra del teatro: «Facciamogli vedere quanto siamo cattivi!»
Yuval si scusa, non lo sapeva, e continua cocciuto su altri due punti di domanda, a cui lei risponderà dicendo che Israele è lo stupratore e a lei non interessano le ragioni degli stupratori. (Applausi.) Sul terzo punto, Yuval inizia a dire la sua ma viene interrotto dalla Cohen: “Però non darti anche le risposte da solo!” (Risate e applausi) e il microfono passa oltre.
Io, naturalmente, da vile italiano, scrollavo la testa in silenzio. Ho raggiunto il coraggioso mentre la gente usciva e ho cercato di convincerlo che aveva ragione. Siamo usciti insieme guardandoci intorno e continuando a parlare. Non ci poteva credere, com’era possibile che una israeliana andasse in giro per il mondo a dire cose del genere? E tutta questa gente che ci credeva? Non vedeva l’ora di chiamare i genitori.












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Che rabbia! O che nausea! Viltà per viltà: ma che cavolo, sono in pensione, ho 67 anni, mi devo ancora arrabbiare?
complimenti per questo post.
Mi immedesimo tantissimo in Yuval, in passato mi capitò parecchie volte di essere nella sua stessa posizione. Già parlare di conflitto arabo-israeliano con una massa di ignoranti che pretendono di conoscere i fatti quando in realtà sono solo indottrinati dalla propaganda mediatica – è difficile.
Se poi dobbiamo anche affrontare voci considerati “autorevoli” come quella della Hass, che si permette di dire stronzate immani come quella sullo stupro (un vero e proprio affronto allo spirito della legge e allo stato di diritto) – allora, purtroppo, non ci resta che piangere.
Giorgio e tutti ciao !
prima di tuttu midispiace per la mia lingua italiana,
doppo 2.5 anni in italia, ancora distruggo questa bellissima lingua con errori gramatici e della scritura….scherzo…cmq sorry….:))))
e adesso iniziamo…
Giorgio..ahh…Giorgio il magnifico ! grazie mille per scrivere queste parole. queste parole che cercavo tanto tempo un modo da dirle e non potevo per la barriera della lingua…ancora grazie ! e’ molto importante per me…
ho letto le cose che hanno scritto qui le gente…
sharon ha parlato sulla ignoranza. si, infatti lo e’! pero non e’ l’ignoranza tipo non-intiligente, assolutamente no ! e’ lignoranza di non capire il “perche”. non ce nessun male quando uno crede di essere piu a sinistra o destra, ce male quando uno non capisce perche lo pensa/crede cosi !
io credo piu nella parte destra, pero’ ogni volta che ho l’opportunita’ di ascoltare l’opposto, vado ! anzi, volontariamente ! non penso di essere convinto!pero voglio ascoltare le idee opposte per convincermi ogni volta di nuovo, che la mia idea e’ l’idea giusta !
uno non puo capire che cose’ il bianco senza sapere che cose’ il nero ! uno non sa che cose’ il freddo o il buio se non sa che cose’ il caldo o la luce (infatti, nella fisica non ce freddo ! ma, la mancanza di calorie, mancanza di caldo. non ce buio, ma ce la mancanza di luce)
e questa e’ lignoranza ! quando uno vive sempre in pace, sempre in italia, sempre a ferrara, e’ molto facile di essere tirato verso la sinistra, sono le parole belle: pace, aiuto ai poverini, NO alle guerre
…ect.
pero ogni moneta ha 2 facce, dobbiamo vederle tutte due per essere convinti che la nostra faccia e’ la faccia giusta.
doppo la conferenza con Amira Hass, una ragazza italiana ha iniziato di discutere con me…cercava di convincermi che sbaglio e che lei sa meglio di me qualle’ la situazione in Israele e la sua soluzione.
l’ho chiesto se legge oriana fallaci ?! lei diventava bianca: “no! assolutamente no ! lei non sa niente ! lei non capisce! preferisco leggere i scritorri e giornalisti ebrei…” (lasciamo stare per un’attimo il fatto che la maggioranza dei giornalisti e scrittori appartengono alla parte piu sinistra…in tutto il mondo, non solo in israele…)
io, che credo nella destra e leggo Oriana Fallaci sono andato anche ad ascoltare Amira.
lei, l’italiana, non leggera’ mai la Fallaci…
questo e’ lignoranza !
Ragazzi! Leggo e rileggo le righe che raccontano l’intervento di Yuval, mi si stringe il cuore e provo per lui una tenerezza e una stima grandissime. Ci vuole davvero molto coraggio a prendere la parola in un’assemblea come quella. Bravo Yuval e bravo Giorgio che ci hai raccontato con la solita freschezza e la sagacia che ti contraddistingue questo evento ferrarese.
Grazie a tutti per i bei commenti
E che bello trovare anche una presa diretta da Yuval,
Inutile dire che concordo con tutto quanto avete detto. E più vado avanti (ascoltando e leggendo soprattutto l’altra parte) e più mi convinco che dovremmo riuscire a farci un po’ sentire. Specie nei confronti dei figlioli di Sion, che rischiano di perdere le speranze nel nostro supporto.
Quindi, @Sharon, non piangiamo: scriviamo!
yuvali
il nostro voce
yuval mi dispiace per te che non cera nessuno dal nostro lato per spiegare la altra faccia della moneta
ma sono seccura che hai fatto bene anche da solo
meglio invitare Amira Hass al teatro communale che a una discussione seria.
Grazie, grazie di cuore.
Mi piacerebbe leggero più spesso osservazioni lucide e libere da faziosità come questa tua.
Grazie anche a Yuval per il suo coraggio che da speranza al genere umano.
Leggendo questo post mi sono convinto di aver male e frettolosamente interpretato il tuo commento al Travelcamp.
Ciao e grazie
Paolo
Grazie a te Paolo, e ad Alex e Sagit.
La speranza io la riporrei nell’homo israelicus (cit. Nirestein). Noi abbiamo ancora un po’ di cose da imparare
Chi è L’Amira Hass ?
Mi chiamo Davide e sono il papà di Yuval. A definirci, me e Tamara la mamma, come ‘’strenuti amanti dell’Italia” è una definizione troppo modesta.
”HaAretz” – lo avevo letto in passato, ora lego il ”Maariv”, anche esso un famoso quotidiano in Israele. Pocchi giorni fa é stato publicato sul ”mio” giornale un’articolo che commentava una critica di ”HaAretz” alla sua giornalista che aveva ”usato” a scrivere un libro non abastanza sinistroide. Tale critica è scesa ai liveli più bassi insultandola descrivendo il suo asptto fisico ed la sua vita privata. l’ editore del ”Maariv” finisce il suo commento con il seguente paragrafo: ”Specialmente mi dispiace per la inteligenza israeliana che ‘HaAretz’ é la sua piazza di mercato, perché in questa piazza siede i’èlite israeliana attorno ai tavoli coperti di bianco e di fiori, ma sono messi in mezzo di una pozza di mer…”.
Amira Hass fa parte di qulla ”èlite”.
Ramalla – è una cità dove si trova ”la Muk’ata” il centro della sovranità palestinese. Ma questa cità fu famosa per l’atroce evento-sette anni fa, quando una folla appoggiata dai polizioti e dai militari palestinesi, aveva commesso un linciaggio ai due soldati israeliani caturati.Poi hanno trascinati i cadaveri, dei poveri soldati, legati dietro alle macchine, lungo le strade della cità.
L’Amira aveva mai accennato questa storia ?.
La signora Hass, ora, abita in Ramalla. Prima c’ abitava nella cità di Gazza ma si è trasferita in Ramalla dopo che il ”Hamas” (un movimento islamico rdicale)ha occupato la striscia di Gazza uccidendo i suoi ”frateli”. Anche questo, sicuramente, lei non ha menzionato.
Davide Segev – Israele
Giorgio, Yuval, genitori di Yuval, Sharon (Sha, sei tu?)..che emozione! Sono capitata per puro caso in questo sito, di cui mi ero dimenticata l’esistenza, solo perchè ho googlato il mio nome, che è qui per via dello spettacolo sul testo di Grossman. Ci eravamo parlati un paio di mesi fa Giorgio, ti ricordi? scusami se non ti ho poi mai risposto, sono tornata a Gerusalemme e sono stata molto incasinata soprattutto mentalmente…belli trovarvi tutti qui, a dire cose così intelligenti e profonde. Bravo Yuval! e Bravo Giorgio! Mi avete commosso indicibilmente entrambi. Per l’amore per Israele, per il coraggio di dire le proprie idee e per il rispetto delle parole e delle lingue, che sono il fondamento della comunicazione, tra le persone e tra i popoli. Stiamo in contatto. Yuval, mia sorella anche studia a Ferrara. Adesso vi metto in contatto. magie di internet.
shalom + happy hanukka!!
miriam
Ciao Miriam, certo che mi ricordo

Mi fa piacere che ti sia piaciuto questo post! Dovremmo organizzare una cena tutti insieme a Ferrara
Intanto hanukka sameach a tutti!
[...] in Iran non ho mangiato mai bene come da Mitra & figli. La settimana scorsa ci ho portato Yuval, l’eroe dei Due Mondi israeliano che col suo passaporto, in Iran non ci può entrare. Il [...]