You can only drive it underground

“But let me end with something I think is much more important, much more important than business. It’s the point about how this connects to our kids. We have to recognize they’re different from us. [...] We made mixed tapes, they remix music. We watched TV, they make TV. It is technology that has made them different. And as we see what this technology can do, we need to recognize you can’t kill the instinct the technology produces, we can only criminalize it. We can’t stop our kids from using it, we can only drive it underground; we can’t make our kids passive again, we can only make them “pirates”. And is that good? We live in this weird time, this kind of “age of prohibitions”, where many areas of our life, we live life constantly against the law; ordinary people live life against the law. And that’s what we’re doing to our kids. They live life knowing they live it against the law. That realization is extraordinarily corrosive. Extraordinarily corrupting. And in a democracy, we ought to be able to do better, do better at least for them, if not for opening, for business.”

Larry Lessig (grassetti miei)

Mi collego a quello che diceva qualche giorno fa l’altro nativo, perché credo che questa possa essere parte della risposta alla domanda: “Ma cosa gli è preso a questi giovani?”. Niente, gente, niente, non gli è preso niente. E’ solo, banalmente, una conseguenza del fatto che sono diversi da voi, e la vostra risposta alla loro diversità è il tentativo di soffocarli, di renderli uguali a voi, o almeno di provarci. Criminalizzandoli. Chiamandoli pirati. Facendoli sentire dei fuorilegge. Senza alcuna possibilità pratica di poterli in effetti fermare. Quello che gli state dicendo è quindi: “Se ti sembra che una legge sia stupida, violala, tanto non ti succede niente. E non cercare neanche di cambiarla, perché noi non ti ascoltiamo”. Gentiloni l’altro giorno all’incontro con Chris Anderson ha detto che stanno cercando di risolvere il problema del copyright. L’unica cosa è che non ha capito qual è il problema, perché al tavolo di discussione ha chiamato solo i produttori di contenuti mainstream (cinema, TV, case discografiche), e non la fonte del cambiamento. Come fai a cambiare una legge, qualsiasi legge, se chiedi a chi non vuole cambiarla, a chi non capisce il cambiamento?

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3 Responses

  1. Giorgio scrive:

    Be', però Gentiloni si è stupito e complimentato per la grande capacità di espressione in lingua inglese della fonte del cambiamento. È un grosso riconoscimento, no?

    Io direi che è fondamentalmente un grosso problema linguistico. Gli adulti non capiscono i giovani e i giovani attualmente non hanno nessun interesse a farsi capire da gente che non si fida di loro (e li criminalizza, li insulta, li emargina ecc.)

    Credo che sia necessario iniziare dalla fiducia, insomma. Alfabetizzare gli adulti, responsabilizzare i giovani, far sì che possano parlare linguaggi comuni e soprattutto cedere al dialogo, abbassarsi, imparare e lasciarsi educare. È da dire che probabilmente lo sforzo oggi lo devono fare più gli adulti (non parliamo persino dei politici) che i giovani.

  2. Antonio scrive:

    Gentiloni (o era Fabris?) s'è stupito del fatto che nonostante la scuola italiana non insegni l'inglese, qualcuno lo sa e anche bene. Bel riconoscimento! :D

    Il problema linguistico è solo una conseguenza, non certo la causa. La domanda che si fanno i membri di quello che si può chiamare "establishment" (anche se fa molto anni '80) quando analizzano l'ipotesi di cambiamento è: "Quanto rischio il posto? Quanti soldi perdo?". Il problema è nella totale perdita di capacità di valutazione del cambiamento. Pochi hanno la capacità di elaborare una visione d'insieme: è ad esempio quello che impedisce di capire ad aziende come Disney che aumentando la durata del copyright danneggi la società, e sono talmente stupidi che non riescono a capire che danneggiano anche loro stessi, economicamente. Invece, tutto quello che sanno fare è criminalizzare, o fare analisi come quella recente di Romagnoli su Repubblica: non è questione di lingua, ma di corruzione, e anche profonda.

  3. Giorgio scrive:

    La questione comunicativa non è la causa, è la soluzione :D

    Di roba da fare ce n'è in tutti i campi. Che ognuno pensi a cosa la propria disciplina può fare per la società. E che lo pensino (li si convinca) anche i giovani. Questa è etica!