Traduco e inoltro un passaggio da un articolo di Judi Gruen (Be my cyber-friend), che racconta la sua esperienza di mamma nel suo ingresso nel mondo dei social network, cioè il mondo in cui vivono i suoi figli. (La citazione è poco velata per mia madre: aggiungetela agli amici se la conoscete, per piacere.) È una testimonianza intelligente e simpatica e si collega ai nostri post precedenti, esemplificativo forse di una ricetta ironica sul come superare l’abisso tecno/generazionale che si sta creando in questi anni tra adulti e ragazzi.
Conoscere nuovi amici non è più facile come una volta. Nell’antichità, incontravi qualcuno al lavoro, a una festa, a una lezione, iniziavi una conversazione e voilà! Un’amicizia era nata. Ma ora suona così XX secolo. Le amicizie oggi si consumano online, su MySpace, Facebook, SmugMug, Friendster, Frappr e altri siti di social networking. In effetti, nel tempo che ho impiegato a scrivere questa frase, altri 5 nuovi social network sono nati, la maggior parte di quali con un nome a cui mancano persino le vocali.
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La mai resistenza vacillava, ma non era ancora crollata del tutto. Un giorno ricevetti un’email: “Ben ti ha aggiunto agli amici in Facebook. Confermi che sei davvero amica di Ben?”
Be’, ho pensato, se era così facile, potevo saltare anch’io sul treno delle amicizie virtuali. Mi sono registrata subito su Facebook per confermare che Ben era effettivamente mio amico. Conoscevo il ragazzo da 15 anni ed ero lusingata dall’invito. Dopo tutto, non capita a tutti i quindicenni di chiedere alla propria madre di essere amica in Facebook.
Ho analizzato il profilo di Ben e ho visto che aveva 92 amici. Ne avevo da fare lì, e non solo per trovare nuovi amici. Come madre, era mio dovere dare un’occhiata a tutti i profili dei suoi amici e accertarmi che non ci fossero ragazze ritratte in pose eccessivamente suggestive.
Dopo aver approvato gli amici di Ben, ho iniziato uno sforzo di marketing per acquisire popolarità. In due settimane avevo conquistato 6 amici Facebook, e tre di questi erano miei figli. Uno il mio vicino di casa, David; uno il mio web designer e l’ultimo un ragazzo di nome Rich, ritratto in una foto a bordo di un elefante. Non sono sicura di conoscerlo, ma ha lo stesso nome di un ragazzo che lavorava con me e non mi stupirei di trovarlo finito a cavalcare elefanti.
Un giorno, mentre “gestivo” il mio gruppetto di amici, ho scritto sul “muro” di uno dei miei figli, per salutarlo. Non avevo ancora capito come allargare il mio cerchio di conoscenze ed ero già a corto di figli e vicini di casa. Mio figlio mi risponde sul mio muro: “Mamma, il fatto che tu abbia solo 6 amici mi sta facendo riconsiderare la nostra amicizia su Facebook”. Davvero mi cancellerebbe dai suoi amici per il mio scarso status sociale? Non oserebbe. È ancora troppo dipendendente dai trasferimenti finanziari dalla banca di J. e J. Gruen. [...]
L’ironia in ciò (pure un po’ supponente e guardinga) è una grande base da cui partire, credo, perché permette agli adulti di scendere dal proprio piedistallo senza perdere la loro identità, permettendo comunque un dialogo, progressivamente sempre più coinvolto e finanche appassionato con gli attuali dominatori del mondo 2.0. La conseguenza di ciò sarà non solo l’avvicinamento dei blocchi, ma anche il semplice infoltimento del popolo adulto su Facebook & simili, quindi una maggiore attrattività e finalmente il decollo e la penetrazione di social network non professionali (non produttivi) nel mondo degli adulti scettici.
Mi riallaccio anche a Fabio Giglietto (via Pandemia) che, oltre a un laboratorio 2.0 all’Università di Urbino, con ironia e pure un po’ di sarcasmo s’è studiato un comunicato stampa da leggersi a doppio strato: il politichese per gli scettici e l’ironico per i nativi. Merita un’occhiata, lo scherzone al MySpace per Adulti.
La battaglia per l’alfabetizzazione, integrazione, frammentazione, differenziazione, socializzazione è lunga. La responsabilità è nostra, e io inizierei a lottare per meritare la fiducia che pretendiamo dai clienti (o parolaccia) del nostro bel mondo 2.0.