Eccoci (dopo un’ora di coda in tagenziale, ahhh come ti amo traffico milanese) a Monza in Cisco per Italia – Silicon Valley Experience, un evento per mettere comunicazione le idee e i capitali italiani con i loro corrispondenti della zona più tecnologica d’America. Presenti tra gli altri l’ospite Stefano Venturi e l’ambasciatore Spogli, in un panel estremamente interessante in cui si comincia subito a parlare di investimenti: il primo messaggio (Giacomo Marini) che passa è che quando un VC considera un investimento, quello che più conta è il team. L’idea, la tecnologia, lo scenario sono importanti ma è molto più importante la capacità del team di adattarsi a questi cambiamenti.
Kathryn McCall, avvocato di Carr & Ferrell LLP, spiega perché è anche importante essere seguiti da un avvocato (almeno secondo lei): durante il suo discorso pronuncia “IP” (Intellectual Property) una quarantina di volte, ma anche cinquanta. Secondo Kathryn, il più grosso patrimonio di una start-up è quindi l’idea, che deve essere tutelata in ogni modo e in ogni situazione, per garantire sia i finanziamenti necessari, sia il ritorno dell’investimento, sia la posizione di mercato. IP IP IP IP IP. Capito?
Shel Israel, co-autore (con Scoble) di Naked Conversations, viene interpellato riguardo al nuovi social media. Secondo Israel, la vera innovazione nel campo della comunicazione sono i nuovi strumenti, cd. social media, attraverso i quali tutti coloro che oggi conoscono la lingua franca del web, l’inglese, possono accedere a informazioni, occasioni e capitali prima sconosciuti.
Venturi comincia a parlare delle differenze e dei problemi dell’Italia. Primo problema, la mancanza di collegamento tra mondo universitario e mondo del lavoro: i passi fatti negli ultimi anni non sono stati sufficienti, l’università non accompagna gli studenti con idee valide verso le aziende, e le aziende non sono abbastanza attente a questo tipo di occasioni. Il problema della mancanza di VC in Italia è un po’ come la storia dell’uovo e della gallina, la cosa più importante ora come ora è cominciare a lavorare in quella direzione, il VC arriverà. Un altro problema dell’imprenditoria italiana è che spesso non c’è la percezione del valore della proprietà intellettuale, che deve essere parte del business plan.
Sempre da Cisco, parla un senior VP di cui ho afferrato il nome – e di cui manca il profilo nel fascicolo che ci hanno dato all’ingresso. Parla di acquisizioni come exit strategies per l’imprenditore, che non deve pensare a “farsi comprare” (strategia perdente). Se e quando viene acquisito, questo è a testimonianza del fatto che la sua idea funziona.
Yoav Andrew Leitersdorf (YL Ventures) presenta la sua società, come lavorano, e cosa stanno facendo. Si occupano sia di investimenti sia di acquisizioni, con le prime esperienze in questi mesi. Focus specialmente Europa e Israele, con acquirer più che altro americani.
Roberto Bonazinga (Balderton) comincia dicendo “The startup world is becoming Italian”, si muove come il traffico italiano, in modo fluido (spero non come la tangenziale oggi). L’Europea è tutt’altro che ferma, anzi, il mercato delle OPA è ben più florido in Europa che in USA.
Luigi Orsi Carbone presenta Mind the Bridge, un’iniziativa che vuole promuovere la nuova imprenditorialità italiana connettendo idee e business plan. Per prima cosa, si occuperanno di fare mentoring e coaching per insegnare come si presenta un’idea ai VC, che quando ti ascolta non vuole solo sentire qual è la tua bellissima idea, ma sapere tutto, come intendi realizzarla, con chi, con che management, quando e come. Insomma, the whole package. Mind the Bridge prende la forma di un concorso, che alla fine porterà alla selezione di un business plan che verrà poi presentato ai VC della Silicon Valley.
Question time!
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