Finalmente un’altra nottata nel salotto di casa, seduto sul tappeto con una fornitura di CocaCola e merendine. E naturalmente il portatile e SKY Cinema (più probabilmente E!Entertainment). La notte degli Oscar inizia tra due ore e io non vi ho ancora detto che Beaufort è un gran film!
È ufficiale: faccio il tifo per Beaufort nella categoria film stranieri. No, non ho visto gli altri, quindi sono così pregiudizievole. Ma non me ne frega niente.
Insomma? Parla del ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano, nel 2000. Anzi, è la storia di uno dei ragazzi, quello che deve guidare la ritirata e governare gli ultimi giorni di guardia sul monte Beaufort (storico fortino crociato e campo di battaglia leggendaria durante la presa della zona). Il nemico è indefinito, è essenzialmente una voce d’altoparlante che dice “impatto, impatto” nel momento in cui un missile cade sul castello. Il tono dell’altoparlante assomiglia sia al muezzin che chiama alla preghiera, sia all’allarme antimissile “colore rosso, colore rosso” di Sderot, in attesa delle fantasmatiche esplosioni fiocinate dalla striscia di Gaza.
Liraz ha 22 anni, 3 in meno di me, è nervoso e istintivo, e quando il suo compagno ferito chiede il suo aiuto urlando “LiRRaassszz” (con una splendida r moscia) lui si blocca e non esce. Insomma è un personaggio molto umano, coraggioso come la sua condizione gli chiede di essere. E ciò che nasce, pezzo per pezzo, nella disintegrazione mentale e fisica di Liraz è la domanda: che senso ha ‘sta guerra?
Il bello del film è che non dà la risposta. Anzi (ma forse è il mio bias) ci ho letto un “perché gli arabi ci costringono a combattere questa guerra senza senso?” Insomma, è un film equilibrato, senza enormi pretese ma una presa diretta sull’umano sentire di chi vive quell’esperienza. E anche qualche effetto speciale.
Ahimé è solo in ebraico, ma su OpenAds ci sono anche i sottotitoli!
Buona notte degli Oscar a tutti