Ho cominciato a sentire parlare di questa cosa da mio padre, quando la domenica mattina mi intasava il collegamento di casa (allora 56k) per scaricare 350 e-mail che gli erano arrivate da venerdì sera a quel momento. “Ma le leggi tutte?” “Mi piacerebbe, ma dovrei smettere di lavorare per farlo”. A quei tempi (siamo parlando circa del 3 a. G. – after Google, cioè il 2001), spendeva circa 1 ora al giorno per leggere e rispondere alla cascata di e-mail che gli arrivavano, e comunque ogni tanto ne mancava qualcuna importante (con la conseguenza di tornare al telefono per chiedere notizie di questo o quell’altro affare).
Oggi, le e-mail che gli arrivano sono diventate il doppio, quelle che legge la metà , e sempre più raramente gli capita di perderne di importanti. Tra regole, filtri e esperienza, ha sviluppato un metodo di lavoro che gli permette di andare più veloce ed essere più efficace. Ma siccome al mondo c’è sempre qualcuno più avanti, benvenuti in OpenMail (via O’Reilly Radar). JP Rangaswami, CIO di BT Global Services, ha sviluppato un metodo assolutamente innovativo e interessante per gestire le caselle troppo trafficate: primo, non legge nessuna e-mail in cui è in copia, ma solo quelle indirizzate direttamente a lui; ma soprattutto, lascia libero accesso alla sua casella a tutti i suoi collaboratori, con il doppio effetto di condividere con loro l’onere dello skimming, e di coinvolgerli maggiormente in tutti gli aspetti del suo lavoro. La portata di una cosa del genere, in termini di degerarchizzazione aziendale, è potenzialmente altissima. Non è difficile vedere dei contro, come il pericolo di divulgazione di segreti aziendali da parte di collaboratori non particolarmente affidabili, ma forse la sfida sta tutta qui: creare un rapporto di fiducia tra capo e collaboratori, facendoli sentire parte del progetto aziendale pur mantenendoli nei limiti delle loro competenze.
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