UPDATE: Lessig ha risposto in lista (chiedendo che la risposta rimanesse all’interno della lista). Subscribe.
Sulla lista di discussione di iCommons si parla da un paio di giorni di un articolo comparso su TheRegister, a firma di Andrew Orlowski, già relativamente famoso per aver criticato un po’ tutti.
In ogni caso. Se avete un po’ a cuore le sorti dei contenuti che circolano su Internet, leggetelo, e mettetevi insieme a me le mani nei capelli.
Le argomentazioni espresse dall’autore sono semplicemente insostenibili con fatti concreti. Orlowski (e quindi Brett, citato più volte, interlocutore diretto di Lessig durante l’incontro) dice: ci sono persone all’interno (o vicine) al movimento di Creative Commons che pensano e dicono cose. Cose contro il copyright, che non dovrebbe esistere, che è sbagliato, che dovremmo abolirlo. Questo tipo di cose. Rabbrividiamo. Fortunatamente davanti non hanno né Grande Puffo né un politico italiano, quindi la risposta arriva, come una stilettata sulle mani dell’alunno : attraverso Creative Commons, “we’ve created copyright owners, here”. Tak. Dritta al cuore. Non c’è alcun dubbio ragionevolmente sostenibile sul fatto che le licenze Creative Commons servano a tutti gli effetti a mantenere il diritto d’autore, amministrandolo in modo diverso dalle normali forme a cui siamo stati abituati per qualche due secoli. Sono, in altre parole, una rivoluzione, e di quelle fastidiose per chi gestisce i soldi, e sono tanti, dello sfruttamento commerciale delle opere. Ora, mi pare più o meno ovvio che ci siano alcuni “estremisti” che saltano sulla barca di Creative Commons per conquistare un palco adatto per dire ai media quello che pensano (tutti parlano di Creative Commons, niente di più facile). Non ci vuole un genio a capire che sono eccezioni, che sono molto rumorosi ma per niente efficaci: qualcuno ha visto modifiche delle licenze in questa direzione? E dire che siamo già alla versione 3 (appena uscita). Tanto che sulla FAQ di Creative Commons, leggibile da tutti (presto anche in italiano, ci si sta lavorando) sul sito di Creative Commons, esiste più di una domanda dedicata a chi vuole distribuire la propria opera in Creative Commons senza perdere la possibilità di sfruttarla commercialmente. Di buono c’è che Orlowski verso la fine non ce la fa, proprio non riesce, e cede nella più sterile della polemiche affermando che Google, proprietario di YouTube, a cui Viacom ha fatto causa, e che ha Lessig tra i suoi avvocati, finanzia i progetti di Lessig, e che quindi be’, è ovvio. Cosa è ovvio? Ah, io non l’ho mica capito.