Scollamenti 2.0

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The Pollaio Per un piccolo studente di web e comunicazione la prospettiva era esaltante. Il convegno organizzato da Fiorello Cortiana (Condividi la conoscenza, venerdì scorso allo IULM) evocava alcune delle menti, dei nomi e dei brand più influenti del web. Invece è stata una profonda delusione, acuita dal confronto assolutamente impietoso con le meraviglie didattiche che abbiamo visto a Dubrovnik.
Non voglio essere sommario o approssimativo, ma adoro la generalizzazione, adoro la comunicazione e adoro la forma e il ritmo del web. E venerdì mattina, il pubblico dell’incontro è stato intrappolato in una macchina che è una declinazione della politica italiana: autoreferenziale, ipocrita e chiusa in sé stessa.

Con ordine. La prospettiva era di sentire le parole di una serie di personaggi e magari scambiarci anche due chiacchiere. Contavo nella presenza luminosa del mio relatore di tesi (sempre ammesso che io stia scrivendo una tesi), speravo di ascoltare i racconti di Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli (rispettivamente ex e attuale capo della privacy), di Carlini, di Juan Carlos de Martin, Enzo Mazza (FIMI, che nella sua mansuetudine è sempre il centro delle querelle di Commons e soci), di aziendalisti IBM, Sun, Microsoft, FujitsuSiemens, blogstar, e altri professori, giornalisti, artisti, musicisti, ingegneri, politici.

Ma evidentemente la maggior parte di loro non parlava a noi. La maggior parte delle persone sedute dalla parte del pubblico era in realtà composta di oratori che si alternavano sulla predella, e probabilmente la minoranza di chi voleva ascoltare e imparare qualcosa era piuttosto irrilevante, nelle intenzioni del palco.

Il video di apertura è uno slideshow di fotografie selezionate, per qualità e non per tema, dall’archivio di Contrasto, accompagnate da un pezzo di Gilberto Gil rilasciato in Creative Commons. Belle fotografie, ma? Boh. Per dimostrare l’utilità della musica diffusa in CC? Con un video inutile? Forse c’erano altri modi più efficaci.

Le premesse e le elucubrazioni di Cortiana sono infinite e completamente incomprensibili. Chilometri di discorsi, chilometri di parole, di retorica, in un barbecue di politichese impressionante. E non venitemi a dire che siamo noi che non parliamo il loro linguaggio. Nessuno riesce a comunicare qualcosa in quella lingua. Impossibile.

Ma andiamo avanti, cambiamo registro linguistico. Pier Mario Biava, Istituto di Ricerca e Cura a carattere scientifico di Milano. (Almeno credo fosse lui: gli oratori si alternano sul palco confusamente e senza rispettare il programma.) Intervento eterno dal titolo “comunicazione in biologia e stringhe di algoritmi”: inizia con le metafore sulle cellule staminali e le scoperte recenti, i metodi di moltiplicazione. La metafora però si fa lunga e sfugge il collegamento con il mondo dei comuni mortali. Dopo un quarto d’ora di spiegazione scientifica sulle cellule, ci guardiamo in giro in cerca di qualche indicazione, ma il dottore continua a restare dentro la sua metafora, conclude l’intervento e ci lascia allibiti. Forse abbiamo sbagliato aula.

Il ganzo della Microsoft, Marco Comastri, invece di parlarci di cosa la Microsoft sta facendo o vorrebbe fare per aiutare la diffusione della conoscenza, ritiene opportuno raccontarci le sue opinioni sul sistema scolastico italiano. Conclusione? La scuola dovrebbe comprare molti più computer (però ci mettiamo Linux, ok?), e fa tutto l’intervento con la testa girata a destra, verso Cortiana. No, interessante.

Enzo MazzaPer concludere la panoramica: classico musicista pensionato che parla con la voce roca e racconta di quanto poco sappia di licenze e di mercati, e di come è preoccupato che i diritti degli artisti, per il bene della musica, siano tutelati. Certo. Chi si salva, alla fine? Enzo Mazza. Ci si può credere? Il nemico deputato del peer2peer e della libera diffusione della musica, si presenta vestito in jeans e maglietta, toni pacati, grande propensione al dialogo, linguaggio chiaro e sguardi rivolti al pubblico. Incredibile.

E’ sembrato un po’ un BarCamp della politica, dove però, a differenza dei BarCamp, le persone si guardano ma non si vedono, sorridono ma non si capiscono. E non è una questione di linguaggio, perché un linguaggio può essere difficile da comprendere, ma se una sostanza c’è, si vede. Qui, mi spiace dirlo: sostanza non ce n’era. Forse c’erano buone intenzioni e certamente Cortiana qualcosa può fare (e naturalmente lo auspico), ma se il modo rimane questo, la prossima volta si può organizzare in un salotto, invitando le persone che contano, barattando computer e sistemi operativi, senza sentirsi obbligati a fare un intervento sulle cellule staminali e senza far perdere un giorno di lavoro a chi sperava di imparare qualcosa.

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  • nottegiorno

    Ma che tristezza l'Italia :(